Brevi cenni sugli avvenimenti fra l'8 ed il 25 Settembre 1943
La sciagurata campagna di aggressione alla Grecia (inizio 28 Ottobre 1940) condusse un esercito penosamente impreparato ad impantanarsi per mesi in Albania.
Quando gli italiani arrivarono in Epiro (Aprile 1941) trovarono la Grecia già occupata dalle truppe tedesche, partite poche settimane prima dalla Romania.
La Divisione Acqui , già impegnata nel '40 -'41 sul fronte occidentale e poi in Albania ed Epiro, venne destinata alla fine del '41 a presidiare le isole ioniche.
Gli effettivi complessivi della Divisione Acqui, più i reparti aggregati, erano di oltre 13.000 uomini, 11.500 dei quali a Cefalonia, 800 a Corfù, 400 a Zante, 70 ad Itaca.
Ad essi vanno aggiunti i circa 4.000 soldati provenienti da Santi Quaranta, che sbarcarono a Corfù il 13 settembre 1943, al comando del Col. Elio Bettini, che aveva preso l'eroica decisione di rafforzare la guarnigione di Corfù, per resistere al tentativo di sbarco tedesco.
I numeri impressionanti della tragedia di Cefalonia e Corfù sono i seguenti:
- Caddero in combattimento circa 2.000 uomini
- Oltre 5.000 furono trucidati o fucilati in esecuzioni sommarie
- Circa 3.000 furono gli annegati in seguito all?affondamento delle stipatissime navi che li trasportavano prigionieri
- I quasi 7.000 sopravvissuti finirono in campi di lavoro, lager, gulag sparsi dalla Grecia alla Siberia.
- Fra il '44 ed il '46 tornarono circa 6.000 reduci.
- Il conto totale dei morti fu perciò di quasi 11.000 uomini.
Come accadde che 1800 soldati tedeschi di stanza a Cefalonia abbiano potuto sopraffare la guarnigione italiana di quasi 10 volte più numerosa ? Le complesse ragioni sono così elencabili:
- Il comportamento vile, sciagurato e irresponsabile del Re Vittorio Emanuele III e di Badoglio nelle trattative per l'armistizio (segretissime anche per i più alti responsabili politici e militari italiani) fu la prima causa della tragedia di Cefalonia e Corfù e della disgregazione di tanta parte del nostro esercito, i cui quadri superiori, all'oscuro di tutto, si trovarono drammaticamente impreparati di fronte alla prevedibile reazione degli ex-alleati.
- A questo si aggiunse la fuga del Re e del Governo a Brindisi. I tedeschi erano, al contrario, preparatissimi. Le prime disposizioni del piano "Achse" (disarmo delle truppe italiane ed eventuale internamento) sono dei giorni immediatamente seguenti il 25 Luglio. Subito dopo l'annuncio dell'armistizio dell'8 Settembre il Comando tedesco invia a Cefalonia rinforzi di uomini ed armi e viene messa a disposizione la terribile arma aerea di 350 Stukas, che risulterà decisiva per l'esito della battaglia. Nei giorni cruciali dall'8 al 14 Settembre, il Generale Gandin, comandante in capo della Divisione Acqui, viene a trovarsi in una situazione di enorme difficoltà, per le seguenti ragioni: a
- Permane la mancanza di ordini chiari dal Quartier generale italiano di Atene e dal Comando supremo. -b)
- Si fa più forte la spinta dei tedeschi, che chiedono una resa disonorevole e non garantiscono il rimpatrio delle nostre truppe.
- Un gruppo autorevole di ufficiali del 33° Reggimento di artiglieria e del Comando Marina preme per l?inizio immediato di operazioni militari contro gli ex-alleati, rimproverando al generale la continuazione di inutili trattative.
Nessuno può sapere se l'esito dello scontro avrebbe potuto essere diverso se fosse stato individuato subito dopo l'armistizio il nuovo "nemico", derivando da ciò le iniziative necessarie. Ancora oggi c'è invece chi pretende di insegnare, con il senno di poi e con la prosopopea di colui che non vuole tener conto delle circostanze reali di quel momento, ciò che si sarebbe dovuto fare allora. In realtà, il generale Gandin si comportò bene, dimostrando spiccato senso di equilibrio, equanimità, prudenza, fermezza non disgiunta da una affettuosa attenzione per i suoi soldati. Egli dialogò con i comandanti tedeschi fino a quando ritenne possibile una resa a condizioni compatibili con l'onore dei soldati ed il ritorno in patria della Divisione Acqui. Abbiamo testimonianze sulla tremenda tensione con cui egli visse quei giorni, sul suo attaccamento ai soldati, sul rispetto delle idee dei suoi sottoposti, pur ben consapevole che a lui sarebbe spettata la decisione finale. Non conosciamo ancora oggi le dimensioni di quello che fu chiamato il "referendum" fra i soldati. Certo è che il 13 Settembre almeno buona parte della DA fu consultata sulle tre possibili scelte: a) con i tedeschi, b) cessione delle armi, c) contro i tedeschi, e che la terza opzione ebbe l?unanimità dei consensi.
Quando Gandin si accorse che le proposte germaniche erano un grande inganno, iniziò la battaglia (15 Settembre), il cui esito era già quasi scontato, perché la Divisione Acqui era completamente abbandonata dal nostro Comando supremo, mentre i tedeschi avevano alle spalle la forza, ancora potente nella zona balcanica, della Wehrmacht e l'arma decisiva dell'aviazione. La lotta durò dal 15 al 22 Settembre, quando il generale Gandin si arrese dopo una resistenza eroica e sfortunata. Caddero in combattimento più di 1300 uomini, oltre 5000 vennero fucilati o trucidati.
A Corfù gli eventi si svolsero diversamente perché il comandante in capo Colonnello Lusignani, dopo una inutile trattativa, rifiutò subito le proposte nemiche , ad un tempo alleate. I tedeschi iniziarono le ostilità contro Corfù già il 13 Settembre, ma furono respinti e buona parte del contingente attaccante fu fatto prigioniero ed inviato in Italia.
I Tedeschi, impegnati a Cefalonia, non potendo sbarcare a Corfù, iniziarono sull'isola continui e selvaggi bombardamenti con gli stukas, contrastati eroicamente dai soldati Italiani. Dopo la caduta di Cefalonia i Tedeschi concentrarono tutte le loro forze contro l'esercito italiano nell'isola di Corfù, ma soltanto il 25 Settembre 1943 ebbero il sopravvento e la Divisione Acqui, di stanza a Corfù fu costretta, dopo aspri combattimenti, ad arrendersi ponendo però la condizione che venisse riconosciuto ai combattenti Italiani il trattamento di prigionieri di guerra secondo le convenzioni internazionali.
I Tedeschi non mantennero l'impegno preso: deportarono i militari Italiani nei campi di concentramento nazisti e fucilarono tutti gli ufficiali superiori. Va messo in evidenza che la tragica fine della Divisione Acqui è da addebitare non alle SS ma all'esercito regolare tedesco e ciò sottolinea gravemente l'orrore delle spietate esecuzioni contro un altro regolare esercito in armi.
A poche centinaia di chilometri da Cefalonia si trovano le Termopili, luogo ancora oggi leggendario, per la resistenza che ivi, nel 480 a.C. gli antichi greci opposero all'invasore persiano. Una lapide ricorda con queste parole i 300 Spartani che, guidati da Leonida, resistettero eroicamente, immolandosi tutti, per rallentare l'avanzata del nemico.
"Straniero, và a dire ai Lacedemoni che noi siamo qui caduti, per avere obbedito ai loro ordini"
L'epitaffio per onorare e ricordare degnamente gli 11.000 caduti della DA potrebbe essere invece questo: "Straniero và a dire agli Italiani che noi siamo qui caduti perché, nella confusione degli ordini, obbedimmo all'imperativo categorico dell'onore e della patria" .